giovedì 10 marzo 2016

E se i topi avessero avuto nipoti?

Domani sarà palindromo. No, non credo che numeri o parole così portino fortuna o altro, la superstizione non trova pane di questi tempi, semplicemente il palindromo è una cosa che mi ha sempre affascinata. 

Palindromo è una parola che viene dal greco e significa "che corre all'indietro" e ritengo che calzi a pennello: le parole, frasi, numeri e nomi palindromi hanno l'elegante presunzione di avere sempre un senso, da qualunque parte le si voglia prendere. Tranne che in giro, ovviamente, i palindromi sono in gamba e non si lasciano fregare.

A proposito di palindromi, io che amo i miti e le leggende sono andata a ficcanasare alla ricerca di miti e/o leggende che documentassero un po' la storia e la nascita di questi birbanti della grammatica ma quello che ne ho ricavato è stato solamente un nome: SOTADE.

Sotade è stato un poeta greco un po' osé, in quanto amava comporre poesie oscene sperimentando un tipo di metrica che porta il suo nome. Non abbiamo, ad oggi, testimonianze di come il nostro amico a luci rosse scoprì che esistevano parole o frasi che, lette al contrario, erano esattamente uguali ma io un'idea ce l'avrei:

siamo nel III secolo a.C. e i rappresentanti della scholè di Maronea decidono di indire assemblea d'istituto il venerdì di tal settimana e derattizzazione per il sabato. Una gran festa, quei giorni, per i ragazzi che sarebbero stati in giro a bighellonare.
Sotade, in cerca d'ispirazione in posti che non fossero i soliti bordelli (a quei tempi pienamente legalizzati e quindi privi di ogni piacere legato al proibito), quel sabato mattina si confonde tra i ragazzi felici di quelle ore in più di libertà. Cammina cammina, eccolo che arriva dinnanzi alla scuola che stava venendo disinfestata da cima a fondo (ai tempi, la derattizzazione avveniva tramite le classiche trappole di formaggio accompagnate da un operaio armato di scopa e retino per la cattura. Spesso ci volevano delle giornate intere perchè i topi sono furbi): "Buon uomo!", dice Sotade ad uno degli operai che, alle 10 del mattino, stava divorando un panino con la mortazza. "Buon uomo, come procedono i lavori? I ragazzi riavranno presto la loro scuola?". L'operaio, con la bocca piena, risponde "Cefto. Non erafno molti, disciamo che i topi non avevano nipoti!" ridendo e lasciando basito il poeta che non aveva mai sentito quella frase strampalata.
Sotade corre a casa e trascrive quella frase, studiandola, scorticandola e traducendola in tutte le lingue da lui conosciute (e non) quando EUREKA! si accorge che l'insensatezza di quella frase trova senso in se stessa: letta al contrario, era uguale. 
Tale scoperta aveva così eccitato il poeta da render necessaria una capatina da ADA del bordello, tutto il resto è storia. 

Non so se Sotade dedicò strofe intere alla sua scoperta, quello che so io è che stasera ho imparato una grande lezione: il nostro essere speciali non deve essere condizionato dall'appartenenza o dipendenza da qualcuno, il senso unico di sè trova la massima espressione nel pensiero e nell'azione che può essere liberata senza alcuna catena.

E che domani sia un giorno di fortuna o di piacevoli casualità, tutto quello che non è accaduto appartiene all'universo dei se e dei ma che non hanno mai fatto storia. E a noi, che siamo irrimediabilmente curiosi e desiderosi sempre di nuove scoperte, le storie piacciono un sacco.  
      

2 commenti:

  1. Marta Marinò10 marzo 2016 15:12

    Cara bibliografa sono troppo stanca per lasciare un commento all'altezza della tua lettera. Questo può bastare a darti l'idea della profonda ammirazione che la sottoscritta prova per i tuoi racconti? Con sincero, meravigliato e compiaciuto stupore ti mando il mio abbraccio più grande! Marta

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  2. Marta Marinò10 marzo 2016 15:16

    Vedi che fa la stanchezza? Mi fa scrivere "bibliografa" invece di "bibliofila"! Notte cara

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